MANIFESTO

Il Festival della Lettura e dell’Ascolto ha per tema l’esercizio di ascolto e di lettura a cui ci invita il libro. Da tempo la sociologia, la filosofia, la letteratura riflettono sulla relativa obsolescenza del libro, in un’epoca che sembra preferire altre modalità di trasmissione della cultura e del sapere. Per il più famoso massmediologo del Novecento, il canadese Marshall McLuhan, il libro, come oggetto tipografico, come oggetto di carta stampata che trova posto nelle librerie e nelle biblioteche, è essenzialmente legato «all’esplosione e all’espansione meccanica» a cui, nella nostra epoca che chiamava elettrica (senza nulla sapere ancora dei personal computer, degli smartphone e della Rete), si sostituiscono ormai «l’implosione e la contrazione» caratteristiche del nuovo «villaggio globale» (M. McLuhan, Understanding Media, McGraw-Hill Book Company, New York 1964).

Comunque si giudichino le profezie di McLuhan, resta fondamentalmente vero quel che egli riteneva valesse in generale, che cioè non è mai esistita una cultura che abbia compreso l’infrastruttura tecnologica da cui è sorretta e resa possibile. Una certa “idiozia” tecnologica è dunque una condizione che non riguarda solo noi, che ignoriamo quasi tutto del funzionamento dei dispositivi che adoperiamo, ma lambisce ogni uomo, in quanto è molto più soggetto a ciò che usa di quanto non ne sia il soggetto attivo e consapevole: l’umanità che per secoli ha letto libri non ignorava forse come essi venivano prodotti, ma ignorava di sicuro gli effetti ideali e materiali prodotti dall’invenzione prima del libro e poi della stampa a caratteri mobili. Oggi, mentre è in corso una nuova rivoluzione tecnologica che ci fa «idioti» quanto agli effetti di ciò che ci è messo fra le mani (pc, tablet, smartphone…: una nuova testualità digitale), abbiamo in contraccambio qualche possibilità in più di capire cosa significasse e cosa ancora possa significare 

materiali prodotti dall’invenzione prima del libro e poi della stampa a caratteri mobili. Oggi, mentre è in corso una nuova rivoluzione tecnologica che ci fa «idioti» quanto agli effetti di ciò che ci è messo fra le mani (pc, tablet, smartphone…: una nuova testualità digitale), abbiamo in contraccambio qualche possibilità in più di capire cosa significasse e cosa ancora possa significare leggere, muovere l’occhio lungo le righe di una pagina, ruminare in silenzio le parole di un libro. Cosa significasse, ad esempio, in termini di postura razionale, di discernimento critico, di capacità analitica, di attenzione e di immaginazione: lo capiamo, e lo difendiamo come acquisizione fondamentale di una autentica cultura umana.

Alla diffusione e promozione di questa cultura, del suo valore formativo, civile e intellettuale, è dedicato il Festival della Lettura e dell’Ascolto. Il tema fondamentale della manifestazione è, appunto, l’Ascolto, inteso sia come modalità di fruizione e riproposizione dell’oggetto-libro, sia come modalità di attenzione («preghiera naturale dell’anima», diceva un filosofo francese fra Sei e Settecento, Nicolas Malebranche). E dunque: prestare o dare ascolto, rivolgersi a ciò che merita o cattura attenzione, fare esercizio di sensibilità e rispetto, ma anche cercare nei suoni, nelle voci, nei rumori il ritmo stesso della vita e il respiro della parola.

Massimo Adinolfi

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