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Premesse alla prossima edizione

A un anno dalla scomparsa di Roberto De Simone, il Campania Libri Festival, giunto alla quinta edizione, sceglie di ricordare i cinquant’anni da «La Gatta Cenerentola», messa in scena per la prima volta, a Spoleto, nel 1976, magico miscuglio, mirabile e rigorosissimo, di cori, moresche, ballate, villanelle, arie, canzoni, in cui culminavano le ricerche etno-musicologiche del maestro napoletano sulla tradizione popolare meridionale, sia orale che scritta.

Inserito nel terzo atto dell’opera, “Jesce sole” – il claim del Festival – è un antico canto propiziatorio, una filastrocca, uno dei più antichi documenti della lingua napoletana. È un augurio, una preghiera, un intercalare; è acqua e cenere, nuvole e luce, tradizione e speranza. È la presa di parola, il sorgere della voce, il racconto del giorno che inizia. Sono le donne al lavoro comune, in cortile, e l’imperatore lontano, a palazzo. È Napoli, «madre di tutto e di tutti», è la storia e il presente, l’alto e il basso, quello che c’è da sempre e quello che non ci sarà mai, quello che si ripete e quello che si indovina, l’impossibile e il necessario: «solo così si ammazzano tutte le matrigne del mondo e tutti lo capiscono».

Il Festival quest’anno è una nuvola di parole: tutte queste parole insieme. È un cloud in cui si mescoleranno i significati naturali, culturali, simbolici di una canzone antica e sempre vera. È l’occasione per ricordare che siamo fatti di storie, che le storie affondano nella notte dei tempi per riaffiorare però in un tempo sempre nuovo. È domandarsi intorno a cosa ci ritroviamo o possiamo ritrovarci, e da quale spicchio di cielo uscirà il sole che bagna «un mondo diverso, dove tutte le lingue sono una».

 

Massimo Adinolfi, curatore editoriale di Campania Libri Festival